Una delle caratteristiche di smartphone e tablet che più crea false aspettative riguarda la certificazione IP. Con questo indice numerico si identifica la resistenza del dispositivo mobile e accessorio a sollecitazioni tipo l’immersione in acqua o l’esposizione alla polvere. Ebbene, sfatiamo subito un mito: malgrado la dicitura IP o MIL-STD, è meglio non immergere gli oggetti né essi sono effettivamente resistenti alla pressione dell’acqua. Come ha dimostrato la sentenza con multa di 10 milioni di euro emessa dall’Agcm nei confronti di Apple per pratiche commerciali scorrette nell’enfatizzare una resistenza all’acqua degli iPhone che, alla resa dei conti, è concretamente differente da quanto promesso nei messaggi pubblicitari.

IN SINTESI: La resistenza all’acqua di uno smartphone è certificata principalmente dallo standard IP (Ingress Protection), definito dalla norma IEC 60529.
- La sigla IPXY indica due livelli di protezione:
- Primo numero: protezione contro polvere e corpi solidi.
- Secondo numero: protezione contro acqua e liquidi.
- Per gli smartphone moderni il primo valore è quasi sempre 6, cioè completamente protetto dalla polvere (IP6X).
- Il secondo numero determina la resistenza all’acqua:
- IPX4: resiste agli schizzi.
- IPX5: resiste a getti d’acqua.
- IPX6: resiste a getti d’acqua potenti.
- IPX7: immersione fino a 1 metro per 30 minuti.
- IPX8: immersione oltre 1 metro; profondità e durata sono definite dal produttore.
- IPX9/IP69: resiste anche a getti d’acqua ad alta pressione e alta temperatura (più comune nel settore industriale che negli smartphone).
- Le certificazioni più diffuse negli smartphone premium sono:
- IP67 → immersione fino a 1 metro per 30 minuti.
- IP68 → immersione superiore a 1 metro (ad esempio 1,5 m, 2 m o anche 6 m per 30 minuti, secondo il produttore).
- La certificazione è valida solo per acqua dolce.
- La certificazione non garantisce la resistenza a:
- acqua salata;
- acqua di mare;
- acqua clorata delle piscine;
- bevande;
- sapone o detergenti;
- acqua ad alta pressione (salvo certificazioni specifiche come IP69).
- La certificazione viene ottenuta su dispositivi nuovi in laboratorio, in condizioni controllate.
- La resistenza può diminuire nel tempo a causa di:
- usura delle guarnizioni;
- urti o cadute;
- riparazioni non originali;
- deformazioni della scocca;
- invecchiamento dei materiali.
- La certificazione non equivale a impermeabilità permanente: indica una resistenza entro limiti ben precisi.
- Per capire la reale resistenza di uno smartphone bisogna verificare:
- la certificazione IP dichiarata;
- la profondità massima supportata;
- il tempo massimo di immersione;
- le condizioni di prova riportate dal produttore.
- Alcuni produttori aggiungono test proprietari che superano i requisiti minimi della certificazione IP, ma questi non sostituiscono lo standard ufficiale.
- Se uno smartphone viene immerso in acqua:
- asciugarlo completamente;
- non collegare subito il cavo USB;
- attendere che la porta di ricarica sia completamente asciutta;
- risciacquare con acqua dolce se è stato esposto ad acqua salata (seguendo le indicazioni del produttore).
- La presenza della certificazione non significa che i danni da liquidi siano coperti dalla garanzia: molti produttori escludono espressamente i danni causati dall’acqua, anche sui modelli certificati IP67 o IP68.
- La certificazione IP rappresenta quindi un indice di resistenza accidentale (caduta in acqua, pioggia, schizzi), non un invito a utilizzare abitualmente lo smartphone sott’acqua.
Precisazione semantica
Partiamo da alcuni presupposti. Qualsiasi prodotto waterproof o addirittura capace di reggere a immersioni, si veda per esempio gli orologi, è stato studiato affinché resista alla pressione dell’acqua. Ogni metro di profondità corrisponde alla pressione di una frazione di una atmosfera (1 atm è raggiunta ogni 10 metri), ossia pari al “peso” dell’aria misurata al livello del mare. Quindi nel caso degli orologi la cassa è studiata per “sostenere” una colonna di un metro d’acqua che “schiaccia” la cassa. Quest’ultima è stata sigillata attraverso apposite guarnizioni e soluzioni che evitano alla pressione di avere la meglio e dunque preservano i meccanismi interni da infiltrazioni.

Sugli smartphone la faccenda è molto diversa. A iniziare dal fatto fondamentale che l’indice IP (Ingress Protection) prevede immersioni di pochi centimetri in acqua dolce. Questa è la principale differenza, perché l’acqua dolce (quella di casa o in piscina, per intenderci) ha una minore spinta positiva rispetto all’acqua salata, che quindi è più pesante e genera maggiore pressione (a cui si sommano i danni derivanti da elementi salini e corrosivi). Per completezza, l’acqua termale è da evitare esattamente come quella salata.
Prima indicazione: nonostante il vostro dispositivo sia IP è supportata l’immersione solo in acqua dolce, non in quella salata. Se capita che lo smartphone entri in contatto con quest’ultima, consigliamo di risciacquare subito e prontamente in acqua dolce (non sotto la pressione generata dal rubinetto aperto, come vedremo, ma in una bacinella, in un bicchiere o simili).
Proviamo a dare qualche numero. Tipicamente gli smartphone hanno certificazione IPxy formata da due numeri. Il primo valore indica la resistenza da particelle solide (x), il secondo (y) dall’ingresso di liquidi. La nostra x ha valori da 0 a 6, la y da 0 a 9 (con variazioni non utili dettagliare in questa sede). La maggior parte dei modelli in commercio sono certificati IP67 o IP68. Dunque la x equivale a 6: significa il massimo livello di protezione dal fatto che l’elettronica interna possa essere intaccata da polvere nonostante il contatto con superfici “sporche”. Se appoggerete lo smartphone in spiaggia, difficilmente le particelle entreranno ma è consigliabile un risciacquo (rigorosamente in acqua dolce) subito dopo.

Arriviamo alla seconda cifra: da 7 a 8 cambia la profondità massima di immersione per superare il test da cui deriva la certificazione IP. Ossia, nel caso di 7 significa che il prodotto resiste a immersioni per 30 minuti in 1 metro di acqua; con 8 si arriva a 1,5 metri. In termini concreti la scocca ha una maggiore resistenza dalla pressione. Tuttavia in entrambi i casi stiamo parlando di una frazione di Atm.
IP69: il massimo grado (finora) per gli smartphone
Nell’ultimo anno sono proliferati i modelli IP69 e IP69K, che introducono anche il concetto di resistenza alla pressione dell’acqua e agli sbalzi termini: ovvero, proprio ciò che manca alle versioni IP68. IP69 è un grado di protezione internazionale che indica la capacità di un dispositivo di resistere a polvere e getti d’acqua ad alta pressione e alta temperatura, come quelli di un’idropulitrice. Come detto prima, il “6” nella prima cifra indica la protezione completa contro la polvere, mentre il “9” nella seconda cifra indica la protezione contro getti d’acqua ad alta pressione e temperatura.

Dettagli:
- IP69 vs. IP69K: IP69K è un’estensione della norma IP69, che include anche la protezione contro getti d’acqua ad alta pressione e temperatura secondo la norma tedesca DIN 40050-9, specifica per veicoli stradali.
- Test di protezione: Per ottenere la classificazione IP69, i dispositivi vengono sottoposti a test specifici, come getti d’acqua ad alta pressione e temperatura, per simulare condizioni di pulizia industriale pesante.
- Differenza principale:
- IP68 si concentra su resistenza all’immersione.
- IP69 si concentra su resistenza alla pressione e alla temperatura dei getti d’acqua

In sostanza il motivo per cui i device sono indicati con la doppia dicitura IP68/IP69 non è una ridondanza ma, anzi, indica che sono propensi tanto alla immersione quanto alla resistenza alla pressione e alle variazioni di temperatura. Sostanzialmente lo smartphone resiste a spruzzi, pioggia, neve e doccia (leggera). Può addirittura essere immerso per una manciata di centimetri in una piscina o nella vasca o simili, meglio però non premere tasti fisici. Sì, perché il dispositivo non è assolutamente adatto a nuoto, immersioni di qualsiasi natura, operazioni subacquee e attività acquatiche ad alta velocità.
| IPX9 | Protetto contro i getti d’acqua ad alta pressione e a temperatura elevata | Pressioni acqua compresa tra 80 bar e 100 bar in tutte le direzioni ad alta temperatura (75…85 °C) Durata del test per involucri <= 250 mm: 30 secondi in ciascuno dei 4 angoli (0° – 30° – 60° – 90°) 2 minuti totali su tavola rotante Durata del test per involucri > 250 mm: 1 min per m2 (minimo 3 min) |
| IPX9K | Protezione contro l’acqua nel caso di pulizia a vapore / e alla pressione, vale solo per veicoli stradali | Durata del test: 30 secondi in ciascuno dei 4 angoli (0° – 30° – 60° – 90°) 2 minuti totali Volume d’acqua: 14-16 litri al minuto Pressione: 8-10 MPa (80-100 bar) alla distanza di 0,10-0,15 mTemperatura dell’acqua: 80 °C |
Meglio evitare le immersioni agli smartphone
Riassumendo, avete in mano un oggetto che resiste a spruzzi e pioggia e poco più (la caduta in un lavandino o l’immersione in un bicchiere per stupire gli amici) e che non è affatto idoneo a entrare in contatto con l’acqua salata. Già questo dovrebbe mettere bene in chiaro che IP non equivale a dire né che lo smartphone è subacqueo, né che è waterproof. Volendo trovare una definizione coerente, diciamo che è splashproof.
Lo smartwatch e il fitness band, per intenderci, salvo non abbia una cassa con resistenza espressa in Atm e non in IP, vi consigliamo di non portarlo affatto per nuotare in piscina.
Inoltre, data l’eventuale poca percezione della differenza tra i vari concetti (anche alimentati da messaggi fuorvianti), si cede spesso la tentazione di usare lo smartphone per fare una foto sott’acqua. Se proprio sentite l’esigenza di attuare questa azione temeraria, quantomeno usate il touchscreen attivandolo prima della brevissima immersione e non premete alcun tasto quando il telefonino è immerso.

Detto questo, non immergete il telefonino per alcun motivo, salvo non vi cada in acqua per sbaglio o per cause estreme inevitabili. Sì, perché la scocca è certificata IP ma questa indicazione è ottenuta in condizioni di test e con un prodotto in condizioni ideali. Non siete a conoscenza delle condizioni effettive dell’oggetto che avete in mano. Non potete sapere se ci sono micro-danneggiamenti o impercettibili rotture della scocca o del display dovute in seguito a urti e sollecitazioni così apparentemente insignificanti da non produrre effetti visibili a occhio nudo.
Certo, uno smartphone con un display rotto o anche leggermente scheggiato è meglio non riceva nemmeno un banale spruzzo. Ma sul resto della scocca non avete elementi di certezza alcuna che sia tutto in condizioni perfette e ideali per rispettare la certificazione teorica IP.

Si tratta insomma di adottare misure di buon senso. L’IP vi restituisce una buona dose di certezza che lo smartphone continuerà a funzionare anche se lo usate sotto la pioggia oppure è raggiunto da un po’ di acqua. Già aprire il rubinetto con un getto mediamente forte (meglio sempre un leggero filo d’acqua) e metterci sotto il telefonino è un atto ad altissima pericolosità, quasi temerario. Inoltre, la viscosità del liquido indicato dall’IP è quello dell’acqua dolce: qualsiasi altro elemento non è equipollente.
Giusto per intendere quanto sia importante rispettare i parametri di utilizzo previsti:sono altrettanto messi ad alto rischio di integrità anche gli orologi con casse a 10 atm (100 metri equivalenti di immersione) usati sotto getti di doccia battente o immersi in vasca riempita di acqua calda.
Come renderlo davvero waterproof
Riassumendo. Abbiamo capito che l’IP o il MIL-STD non sono una indicazione di resistenza subacquea ma solo di solidità da polvere, detriti e spruzzi e poco più. La domanda sorge spontanea: come si rende subacqueo lo smartphone? Con opportune cover aggiuntive. Stiamo parlando di vere e proprie corazze e protezioni che racchiudono la scocca in uno scudo davvero waterproof. Sono le cosiddette cover rugged o con nome equivalente. Solo proteggendo lo smartphone con questi accessori appositi avrete una sicurezza quasi equiparabile alla certezza di evitare danni da immersioni. Oppure scegliere uno dei modelli iper specializzati, i cosiddetti rugged, che supportano immersioni in qualsiasi tipo di liquido perché hanno una costruzione non solo certificata IP ma anche da standard più elevati.
Ne abbiamo parlato anche al TG1 trasmesso dalla RAI il 13 agosto 2024 alle 20, qui di seguito l’intervento esplicativo:



























